10/11/2009

una candela

Ho acceso una candela per te, una candela

che ondeggia nel silenzio

un ponte

tra difficili spiagge e grandi

mari profondi sotto le stelle

 

Ho acceso una candela per te, una candela

nella notte che non ci vedi

e ogni passo al limitare del nulla

incerto

il luminare dell'alba

nell'Oriente

 

Ho acceso una candela per te, una candela

pulsar dei mondi altri

oltre il nulla e la morte

ho acceso una candela per te

una candela

03/11/2009

un albero è un albero è un albero

Guardo il mio albero
È davanti a me, sono davanti a lui”chi sei? Chi sono?”
Mi avvicino, mi allontano, trovo una giusta vicinanza
Lo guardo e mi lascio guardare
Lo ascolto, lo tocco e lo sento sul corpo
Gli giro attorno e se voglio, se sento che è possibile, che me ne da’ il permesso, ci salgo sopra
Sto col mio albero, sta con me, stiamo assieme
Quando mi sento, lo abbraccio e poi mi sciolgo dall’abbraccio
Lo faccio varie volte, prolungando pian piano il contatto, coi miei tempi, familiarizzo con lui
Lascio emergere le mie emozioni e i miei sentimenti sottili
Lascio emergere immagini e pensiero
Lascio emergere voci, domande, suoni, risposte, silenzi, comandi, proposte
Mi godo il contatto con l’albero, ne percepisco, per quanto mi è possibile, il cuore, la linfa che sale e scende entro di lui
Ne saggio la consistenza, ne osservo i minimi particolari
Sento se è freddo, caldo, accogliente, distaccato, se ha un nome, come si volge verso di me…
Lo saluto, infine, nel modo che più mi viene spontaneo
Poi mi accoccolo ai suoi piedi e scrivo a ruota libera dell’esperienza che ho vissuto
chè non vadano di essa perdute neppure le briciole...

01/11/2009

in memoriam di Alda Merini

Dio arriverà all’alba

Accarezzami, amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.

(Alda Merini, da “Alla tua salute, amore mio”)

18/10/2009

simil-zen

Un giorno Konshu era in viaggio per completare la sua formazione presso il monaco Toia, del tempio Daitoku a Kyoto. Quando ormai era giunto a poco dalla sua meta, giunse presso un grande e impetuoso fiume e qui dovette fermarsi, perchè non c'era alcun modo per passare al di là. Perlustrò a lungo le rive fino al tramonto e poi si fermò deluso e scoraggiato per trascorrere la notte. In sogno gli apparve un bambino che gli rivelò che avrebbe trovato un grande aiuto e che sarebbe giunto così dove era suo destino andare. Al mattino la visione era ancora talmente vivida che Konshu si alzò e guardandosi attorno, pieno di speranza, quasi subito vide un sasso che attirò la sua attenzione: liscio, grosso come un pugno d'uomo, nero con una striatura verde smeraldo e bianca. Sentì una specie di voce interiore che lo esortava a gettare il sasso sull'altra riva e Konshu lo fece senza indugio. Meraviglia! Non appena il sasso giunse sull'altra riva si formò sulla sua traiettoria uno splendido ponticello in pietra che varcava il fiume proprio dove era più profondo e impetuoso. Konshu pieno di gioia corse dall'altra parte, felice di poter riprendere il cammino. Prese in mano il sasso che aveva lanciato e con gratitudine gli disse: "Grazie, fratello! Ora ritorna al tuo destino!" e fece per lanciarlo sulla riva opposta. In quel mentre scivolò sull'acciottolato viscido e cadde violentemente a terra, mentre il sasso miracoloso gli volava via dalla mano nel bel mezzo del fiume, proprio là dov'è più profondo, e il ponticello si dileguava come vapor d'acqua. Nello stesso istante Konshu fu illuminato, dimenticò Kyoto e ora traghetta i viandanti sulla profondità del fiume.

 

23/09/2009

Little swinging with Rubem

Il ragno: una metafora di me stesso; anch'io desidero tessere una tela sul vuoto. Ma il mio mondo non è composto da nulla di materiale. E' fatto di una sostanza più eterea di un filo finissimo, filus absconditus sicut deus in interiore, così eterea che alcuni l'hanno paragonata al vento, che soffia dove vuole: Parole. La realtà umana è fatta di parole. "in principio era il Verbo...". E come il filo del ragno, anche le parole scaturiscono dai nostri corpi silvani, acquatici, ignei. Le parole sono carne sotto forma diversa. Mi chiedo se Nietzsche non fosse intento ad osservare un ragno quando disse: "L'uomo è una fune su un'abisso", o una libellula Pascal quando sente: "l'uomo è una canna pensante". La prima parola: Un salto un volo nel vuoto, oltre il vuoto...

(liberamente tratto: Alves, Parole da mangiare, Qiqajon)

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